Sabato 1° maggio: meditazione quotidiana

 


San Giuseppe lavoratore

Liturgia della Parola

Gn 1,26-2,3; Sal 89; Mt 13,54-58

La Parola del Signore

…è ascoltata

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?”. Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

…è meditata

La festa di San Giuseppe nella sua condizione di “lavoratore” è un invito a riportare alla nostra mente il luogo e il contesto in cui il Figlio di Dio ha voluto nascere, ricevere la propria formazione umana e vivere trent’anni della sua esistenza. In questa pagina del vangelo di Matteo la gente di Nazareth si domanda a proposito di Gesù: “Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname?”. Essi, da una parte, riconoscono che la sapienza delle sue parole e i gesti da lui compiuti manifestano un carattere del tutto nuovo, dai tratti sovrannaturali ma, dall’altra parte, ricordano la sua condizione di uomo, di figlio del carpentiere. Ora, nonostante i nazareni non siano riusciti a cogliere pienamente l’origine divina del loro concittadino, l’attribuzione data a Gesù di “figlio del falegname” assume per noi una grande importanza perché ci permette di capire come Egli abbia realmente condiviso la condizione operaia di Giuseppe, ricevendo molto da quest’uomo giusto e lavoratore che gli ha fatto da padre. Dunque la festa odierna ci spinge a guardare al lavoro come ad una realtà nobilitante per l’uomo, in quanto assunta dallo stesso Cristo, il quale ha imparato dal suo padre putativo il valore e la dignità di ciò che significa mangiare il pane frutto del lavoro delle proprie mani. “San Giuseppe ci ricorda che Dio stesso fatto uomo non ha disdegnato di lavorare. La perdita del lavoro che colpisce tanti fratelli e sorelle, e che è aumentata negli ultimi tempi a causa della pandemia di Covid-19, dev’essere un richiamo a rivedere le nostre priorità. Imploriamo San Giuseppe lavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!” (Papa Francesco, Lettera apostolica Patris Corde dell’8 dicembre 2020, n. 6).

…è pregata

O Dio, che hai chiamato l’uomo a cooperare con il lavoro al disegno della tua creazione, fa’ che per l’esempio e l’intercessione di san Giuseppe siamo fedeli ai compiti che ci affidi, e riceviamo la ricompensa che ci prometti. Per Cristo nostro Signore. Amen.

dalla liturgia del giorno

…mi impegna

Chiederò al Signore di rendermi sempre disponibile ad offrire le mie forze e il mio impegno per la crescita della società e Gli affiderò, per intercessione di San Giuseppe, tutte le persone che sono in cerca di un lavoro.

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